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Il risparmio in sanità passa (anche) per le Terme

13/05/2019

Il risparmio in sanità passa (anche) per le Terme


Le ben note vicende economico-finanziarie, che hanno contraddistinto l’attualità più recente, stanno obbligando la nostra comunità a ricercare un grado più elevato di efficientamento del sistema sanitario nazionale al fine di mantenerne il carattere universalistico introdotto con la 833 del 78 (istituzione del Servizio Sanitario Nazionale), fiore all’occhiello nella storia del nostro guardiasigilli.

Molte delle consolidate abitudini mediche vengono ora, il più delle volte giustamente, sacrificate sull’altare dell’appropriatezza, talora declinata in termini di garanzia dell’assistito, molto spesso strumento di arbitraria razionalizzazione economica in mano al committente.

Da quì, quale sintesi dell’incontro fra appropriatezza e scarsezza economica, derivano i livelli essenziali di assistenza, vale a dire le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione, con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale. L’inclusione pertanto nell’elenco dei LEA (livelli essenziali di assistenza), al di là delle giuste azioni di lobbying, è di per sé garanzia della riconosciuta efficacia di un trattamento e la conferma della dispensazione onerosa delle cure termali in una pluralità di situazioni patologiche nel DPCM 12 gennaio 2017, la riprova della loro utilità 

Infiammazione immunomediata: denominatore comune
Va osservato che in ambito dermatologico le indicazioni nosologiche che danno accesso alle prestazioni declinate dai LEA come la psoriasi, la dermatite atopica, l’eczema e la dermatite seborroica, risultano accomunate da un unico momento patogenetico: l’infiammazione immunomediata.
Pertanto non è illogico attendersi l’utilità delle stesse cure per numerose altre patologie cutanee, seppur ancora non indicate nel DPCM. Tale tipologia euristica di deduzione deriva più dalla scienza osservazionale che non da una non ancora dimostrata evidenza scientifica; i pazienti, grazie alle cure termali, riferiscono la riduzione delle loro sintomatologie, dell’utilizzo di farmaci e del numero delle ricadute a cui fa riscontro una riduzione dei costi per il Servizio Nazionale che ne giustifica appunto l’inclusione nei LEA. La balneoterapia
e la peloidoterapia rappresentano le due metodiche di utilizzo principale delle acque termali in dermatologia. La balneoterapia, cioè l’immersione completa della zona da trattare o il contatto della stessa con l’acqua termale, trova importanti applicazioni nella cura di diverse affezioni dermatologiche. Oltre a quelle previste dai LEA, è utile ricordare, rosacea, lichen ruber planus, acne, prurigo, foruncolosi, micosi, orticaria cronica, intertrigini.
La peloidoterapia utilizza fanghi argillosi che sono in grado di agire con due meccanismi: apportando calore, oppure favorendo meccanismi di scambio più complessi in base alla natura dei costituenti del fango stesso e alla capacità di indurre modificazioni in ambito cutaneo, riguardanti temperatura, pH e grado di umidità. I fanghi sono utili nei casi di dermatite seborroica, sebopsoriasi, rosacea, acne e cellulite.
Sicuramente, in campo dermocosmetologico, entrano in gioco molteplici azioni, quali: la vasodilatazione del microcircolo cutaneo e la reintegrazione ionica di altri elementi essenziali come lo zolfo; l’eliminazione delle tossine cataboliche e l’inattivazione dei radicali liberi, implicati nel processo di senescenza cutanea; la regolarizzazione degli scambi della matrice dermica con riorganizzazione nei processi anabolici di fibre elastiche e collagene; l’azione antiossidante e di riattivazione enzimatica, attraverso la reintegrazione degli oligoelementi; la funzione cheratogenetica in senso cheratoplastico o cheratolitico.

Protezione delle cellule
Pur non conoscendo ancora gli intimi meccanismi attraverso i quali balneoterapia e peloidoterapia vengono ad alleviare i sintomi in varie patologie, è sicuramente certo che ciò si realizzi con la compartecipazione del sistema neuroendocrino e di quello immunitario, sia umorale che cellulo-mediato. Galvez (Int.J.Mol.Sci,2018,19,1687) ipotizza che possa essere l’ormesi, cioè il fenomeno di risposta bifasico dose-dipendente di una cellula, meccanismo principale d’azione sia dei fattori non specifici quali ad esempio il calore, sia dei fattori biochimici specifici come in particolar modo l’idrogeno solforato nelle acque termali solfuree ed il radon in quelle radioattive. Un particolare interesse è poi da riservarsi alle acque termali sulfuree.

La molecola di idrogeno solforoso può infatti attivamente penetrare nella cute, svolgendo un effetto di protezione delle cellule, con applicazioni antinfiammatorie e antiossidanti, vasodilatazione, analgesia ed azione antipruriginosa. A basse concentrazioni svolge un’azione cheratoplastica, mentre ad alte concentrazioni favorisce la proteolisi delle cheratine; può inoltre reagire anche con i radicali ossidrilici contenuti negli strati più profondi dell’epidermide, formando prodotti dotati di effetti antimicrobici e antiparassitari, come l’acido pentationico.

La sua funzione di neuromodulatore cerebrale e di stimolatore della proliferazione dei vasi sanguigni, lo rende interessante anche nell’approccio ad una patologia ben più pesante, come l’Alzheimer.

Valore terapeutico e sociale
Alla luce di tali brevi considerazioni, appare del tutto evidente come lo stabilimento termale possa rappresentare uno spazio logistico di posizione nel sistema a rete dell’assistenza distrettuale orientato alla cura di determinate patologie ed in ruolo sussidiario con i centri ospedalieri.
Un presidio sanitario, con prefissato indice Case-mix coinvolgente prevalentemente le specialistiche con particolare orientamento alla presa in carico di malattie croniche in fase di stabilizzazione.
In un momento di liquidità sociale come quello attuale, in cui si assiste ad un processo di disintermediazione dei corpi sanitari, lo stabilimento termale può entrare quindi a pieno diritto nel welfare di comunità con un ruolo sinergico, anche in ambito economico, sia in termini di risparmio degli indicatori di spesa del SSN, sia in termini di recupero,
anche sociale, del contesto d’azione nelle comunità di riferimento.

 

A cura del dott.
Marco Ottaviani - Otorinolaringoiatra
Responsabile UOSD Dermatologia Fabriano | ASUR Area Vasta 2